La varroatosi è una malattia parassitaria dell’ape causata da un piccolo caro visibile ad occhio nudo: Varroa destructor. Colpisce in maniera particolarmente grave l’Apis Mellifica (ape domestica), attaccando sia le api adulte sia le larve. In Italia è stato individuato per la prima volta nel 1984 e per diversi anni è stato confuso con Varroa jacobsoni, un altro acaro sempre del genere Varroa, però meno aggressivo che convive, negli alveari dell’Apis cerana, assieme a Varroa destructor. Entrambi gli acari parassitizzano l’Apis cerana, un’ape orientale che da millenni convive con questi parassiti e quindi ha imparato ad individuare gli acari varroa nelle cellette o sul dorso delle altre api, li afferra con le mandibole e infligge loro delle lesioni mortali.

Un parassita da non sottovalutare

La varroatosi è un’infestazione che per la sua rapida diffusione, i danni che provoca, la mancanza di prodotti e metodi in grado di eliminarla definitivamente, deve essere considerata fra le più gravi. Una malattia che ha cambiato profondamente le tecnica apistica, rendendo molto più difficoltoso il rapporto dell’uomo con l’ape. La sua presenza negli alveari di Apis mellifica è una delle nefaste conseguenze dell’attività umana di allevamento delle api: l’apicoltura. Oggi dobbiamo convivere con questa scomoda presenza e cercare di mettere in atto una serie di tecniche, accorgimenti ed interventi per tenere sotto controllo non solo l’infestazione dell’acaro, ma anche le patologie che comporta. Senza il nostro intervento, infatti, l’alveare è destinato a soccombere.
Con il proprio apparato boccale la varroa fora facilmente le membrane esterne del corpo dell’adulto e delle larve di ape, succhiando l’emolinfa per il proprio nutrimento, causando gravi danni agli individui colpiti: indebolimento, ferite, lesioni di organi interni, malformazioni etc.

Lo sviluppo

La varroa per un certo periodo della sua vita è dentro le cellette di covata; prima che questa venga opercolata (chiusa per la metamorfosi dell’insetto) la femmina della varroa depone da 2 a 5 uova sulla larva delle api o sulle pareti della celletta stessa. Dalle uova, dopo 24 ore, nascono piccole larve che con successive mute di crescita arrivano alla maturià sessuale. L’intero ciclo di sviluppo dura circa 6-7 giorni per i maschi e 8-9 giorni per le femmine di varroa. L’acaro per la sua crescita succhia l’emolinfa (il liquido interno) delle larve di ape che stanno crescendo nelle cellette e si avviano ad assumere le forme adulte. L’acaro varroa fuoriesce dalle cellette (dove è vissuto a spese della larva) nel momento in cui l’ape adulta rompe l’opercolo per uscire dal favo ed iniziare la vita attiva. In tal modo può spostarsi liberamente penetrando in altre cellette e riprendere il ciclo. Il momento della riproduzione della varroa avviene entro le cellette opercolate, prima della fuoriuscita delle femmine stesse; i maschi muoiono subito dopo l’accoppiamento. La femmina si fissa sugli adulti dell’ape tra il torace e l’addome, divenendo un parassita permanente dell’operaia o del fuco. Osservando attentamente, la femmina è visibile ad occhio nudo sia sul corpo dell’ape adulta, sia sulle larve. Su queste ultime è facile l’osservazione in quanto la varroa si distingue bene sulla loro superficie bianca. È un parassita che si diffonde in maniera estremamente veloce; basta che un’ape sana venga a contatto con una infestata per trasmettere il parassita ad alveari diversi. Numerose sono le occasioni d’incontro senza l’intervento dell’uomo: per esempio durante la visita a un fiore, per effetto del saccheggio, nella sciamatura ecc.
A queste occasioni dobbiamo aggiungere l’opera dell’apicoltore che incosciamente può trasportare il parassita durante le normali pratiche apistiche (nomadismo, cattura di uno sciame, acquisto di sciami o attrezzature etc).